“NUOVE PROSPETTIVE NEL MANAGEMENT DELLA PERSONA CON DOLORE CRONICO.
DALLA SCIENZA DI BASE ALLA PRATICA CLINICA”

 

Convegno Scientifico Regionale AIFI Veneto
PADOVA, SABATO 10 MAGGIO 2014, HOTEL SHERATON

Relatori ed Abstract

 

Dott. ROBERTO CASALE, MD

Roberto_CasaleMontescano EFIC School, Director Foundation “Salvatore Maugeri“ – IRCCS; Pavia Scientific Institute of Montescano Dept. of Clinical Neurophysiology Pain Rehabilitation Unit

“Dolore cronico e dolore neuropatico localizzato
Dolore acuto e dolore cronico sono due entità completamente differenti dal punto di vista neurofisiologico e teleologico: la prima utile per l’integrità fisica dell’uomo, la seconda una vera e propria malattia, senza alcuna utilità finalistica. Il dolore cronico come malattia è essenzialmente un dolore neuropatico. Il dolore neuropatico deriva da una malattia o lesione del sistema somatosensoriale. Il cosi detto dolore  da plasticità maladattativa non è quindi un dolore neuropatico. Dalla definizione di dolore cronico neuropatico scaturisce invece l’ulteriore precisazione diagnostica di Dolore Neuropatico Localizzato.

 

Dott. ANDREA TRUINI

Andrea_TruiniRicercatore universitario. Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, Università Sapienza; Roma.

Dai sintomi ai meccanismi. Aggiornamento sulla patofisiologia del dolore neuropatico”
Il dolore neuropatico, cioè quel dolore che è diretta conseguenza di una lesione o una patologia del sistema somato-sensoriale, è una condizione spesso riscontrata nella pratica clinica e che influenza negativamente la qualità di vita del paziente.  I pazienti affetti dolore neuropatico riferiscono alterazioni della sensibilità e diversi tipi di dolore. Questo dolore può essere spontaneo, come per esempio un bruciore continuo, o parossistico, come sensazioni di scossa elettrica, oppure provocato da vari stimoli normalmente non dolorosi come un leggero sfregamento sulla pelle. Anche se in alcune condizioni un particolare tipo di dolore è predominante sugli altri, nessuno di questi può essere considerato specifico di dolore neuropatico. Alcuni studi clinici e neurofisiologici recenti dimostrano come i differenti tipi di dolore abbiano alla base diversi meccanismi neurofisiologici. Per esempio, il dolore tipo scossa elettrica corrisponde a scariche ectopiche di alta frequenza generate in fibre non nocicettive A-Beta, quando è presenta demielinizzazione. Allo stesso modo, il bruciore continuo, o l’allodinia, corrispondono a meccanismi diversi. L’intervento riassume le conoscenze scientifiche attuali di questi meccanismi periferici e centrali, che sottendono il dolore neuropatico, discutendo come un trattamento mirato a questi meccanismi possa favorire una migliore gestione del paziente con dolore neuropatico.

 

Dott. FT ANDREA POLLI

Andrea_PolliOMT, MSc, Ricercatore presso Ospedale San Camillo IRCCS; Venezia Collaboratore alla docenza – mRDM, Università degli Studi di Genova, Campus Universitario di Savona

Dalla ricerca alla pratica clinica: le sfide evidence-based del fisioterapista nella gestione del dolore”

Molti meccanismi neurofisiologici del dolore sono stati molto studiati negli ultimi anni e, sebbene ci sia molto altro da fare, alcune importanti conclusioni possono già essere tratte. I cambiamenti nella corteccia cerebrale associati a stimoli nocicettivi, la presenza di effetto placebo in ogni terapia proposta al paziente, meccanismi di sensibilizzazione centrale e periferica, l’influenza di fattori psicosociali sulla percezione degli stimoli, sono solo alcuni di molti importanti principi che “sfidano” necessariamente il vecchio ma ancora diffuso concetto di dolore come sintomo di un danno fisico. Il clinico che si trova a dover gestire il paziente con dolore non può che tenere in considerazione questi concetti se desidera offrire al paziente il miglior trattamento possibile. Nel corso dell’intervento saranno introdotti questi concetti cercando di evidenziare la loro rilevanza per la pratica clinica quotidiana.

 

Dott.ssa SILVIA BONINI

Silvia_BoniniPsicologa e Psicoterapeuta, specialista in Terapia Cognitiva e Cognitivo-comportamentale, attività di ricerca, formazione ed intervento; Firenze

La Sindrome Fibromialgica: l’approccio psicologico al dolore cronico”

Prendendo come riferimento la Sindrome Fibromialgica, vogliamo brevemente esplorare quelle che sono le componenti psicologiche nel dolore da tenere in considerazione per una valutazione e presa in carico globale ed efficace del paziente. Saranno successivamente indicati quelli che possono essere gli obiettivi generali di un intervento psicologico soffermandosi nello specifico sull’applicabilità, in tale ambito, del modello terapeutico cognitivo-comportamentale di cui ne saranno descritte le caratteristiche principali.

 

Dott.ssa MELANIA CONTINANZA

Melania_ContinanzaPsicologa Psicoterapeuta,specialista in Psicoterapia Cognitiva e Cognitivo-Comportamentale, attività di ricerca, formazione ed intervento; Empoli/Firenze

“Variabili cognitive nella Sindrome Fibromialgica”

Molti studi negli ultimi decenni hanno analizzato i fattori psicologici coinvolti nell’insorgenza ed evoluzione della Fibromialgia. La nostra ricerca sulle variabili psicologiche nella Sindrome Fibromialgica ha voluto confermare alcuni dati presenti in letteratura su un campione di persone con Fibromialgia di Firenze e provincia, e ha inoltre voluto analizzare le variabili cognitive del rimuginio e del controllo, finora non esplorate. Il nostro obiettivo è quello di mettere in evidenza un profilo psicologico del paziente affetto da Fibromialgia, allo scopo di strutturare un progetto di intervento di natura cognitiva-comportamentale, basato sui dati empirici e focalizzato sui vari aspetti psicologici coinvolti nella patogenesi del disturbo.

 

BSc(PT), MSAP DIANNE ANDREOTTI JACKSON

Dianne_AndreottiDocente Kinetic Control e SMARTERehab; Svizzera (Gordola)

“I deficit della coordinazione del SNC e le sue ricadute cliniche”

Il dolore viene definito cronico quando è “importante” e dura oltre 3 mesi. La definizione è quindi legata al parametro tempo e non direttamente al meccanismo di dolore sottostante: un drive nocicettivo può essere mantenuto oltre i tre mesi da stress ripetuto e eccessivo dei tessuti.
La scienza e gli studi evidenziano che pazienti che soffrono di dolore cronico non solo presentano sovente cambiamenti a livello periferico (muscolatura, fascia, articolazioni), ma possono averne anche a livello della funzione del SNC. Questi possono influenzare negativamente le capacità di controllo motorio (controllo del pattern di movimento e/o della traslazione) e quindi mantenere il drive nocicettivo.
La scelta di un piano riabilitativo mirato necessità l’utilizzo di un sistema di sotto-classificazione durante la valutazione del paziente che ci permette di identificare il meccanismo di dolore e determinare le barriere che influenzano negativamente il controllo motorio.

 

Dott.ssa FT GIULIA GUIDI 

Guidi GiuliaSpecializzata in riabilitazione della Mano, Past President A.I.R.M.Associazione italiana riabilitazione Mano; Firenze

“La Sindrome Dolorosa Regionale Complessa (Complex Regional Pain Syndrome -CRPS)”
La Sindrome Dolorosa Regionale Complessa (Complex Regional Pain Syndrome -CRPS) precedentemente conosciuta anche  come Algodistrofia, è una sindrome multi-sintomatica che  spesso si localizza in una estremità traumatizzata come la mano e il polso. Questo tipo di sindromi rappresentano una vera e propria sfida per il clinico che si trova a doverle gestire.
Spesso la severità dell’evoluzione non è proporzionale alla intensità o alla gravità del trauma iniziale, e molti altri fattori vengono coinvolti nel progredire del quadro clinico. Di conseguenza diventa di fondamentale importanza l’approccio multidisciplinare e la
necessità di impostare un precoce programma riabilitativo.

 

Dott. FT GIACOMO ROSSETTINI

Giacomo_Rossettini (1)OMPT, Docente a contratto in “Terapia Manuale Integrata” (Univ. di Verona), Collaboratore alla didattica presso mRDM, Università degli Studi di Genova, Campus Universitario di Savona

Nuove prospettive nell’approccio al dolore dopo colpo di frusta”

I colpo di frusta è una comune, costosa e disabilitante condizione clinica, ancora poco studiata, che si verifica in seguito ad un brusco trasferimento di energia, in accelerazione-decelerazione al rachide cervicale come per esempio in seguito ad un incidente d’auto. Da ciò deriva un notevole numero di sintomi clinici di cui i più importanti sono dolore e disabilità a lungo termine. Per questa condizione ancora non esiste una precisa diagnosi pato-anatomica, e questo chiaramente aumenta la difficoltà di approcciare il paziente in modo adeguato. La maggior parte dei trattamenti comunemente proposti si concentra nel trattamento della muscolatura e delle articolazioni del collo e del torace, o addirittura propone l’utilizzo di collare per immobilizzare le strutture coinvolte; mentre molta meno attenzione è rivolta a meccanismi centrali del dolore. A questo proposito, recenti evidenze dimostrano come questi meccanismi centrali, come l’ipereccitabilità del SNC e alcune alterazioni della corteccia cerebrale sembrano giocare un ruolo centrale in pazienti con dolore causato da colpo di frusta. La comprensione di questi meccanismi è naturalmente necessaria per migliorare la gestione del paziente con questi disturbi.

 

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